mercoledì 14 gennaio 2026

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Cucine da incubo, i retroscena: chi paga le ristruttrazioni e quanti ristoranti salva davvero Cannavacciuolo

Da undici anni è uno dei programmi di cucina più amati in Italia. Lo chef arriva in locali disastrati, li rilancia e se ne va. Ma qual è la realtà?

di FoodCulture   
Lo chef tristellato Cannavacciuolo e una delle immagini di lancio del suo celebre programma tv
Lo chef tristellato Cannavacciuolo e una delle immagini di lancio del suo celebre programma tv
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Una media di oltre 400 mila telespettatori a puntata, e con le repliche l'Auditel fa sapere che Cucine da incubo sale ad oltre il doppio. Il format, adattamento italiano di Kitchen Nightmares reso celebre dal re degli chef cattivissimi, Gordon Ramsay, ha lanciato più che mai come stellone della tv lo chef tristellato Antonino Cannavacciuolo, amatissimo anche a MasterChef. E considerato che il programma è arrivato all'undicesima stagione con incremento di ascolti del 30% solo negli ultimo dodici mesi, Cucine da incubo è uno dei più seguiti format non legati alla grande tv generalista (leggi Rai e Mediaset). Ma quanta è la corrispondenza fra quel che si vede puntata dopo puntata e la realtà della cucina e dei ristoranti che chef Cannavacciuolo e staff mostrano di voler rilanciare, con tanto di ristrutturazioni dei loro locali?

Chi paga, chi ce la fa e chi no

Il format di Cucine da incubo è sempre lo stesso: Antonino Cannavacciuolo, sorta di Bud Spencer forte e buono della cucina, arriva a ristoranti e locande disastrati, per il cattivo modo di lavorare, le liti all'interno dello staff e le proteste dei clienti. Puntata dopo puntata, li rimette a posto e li rilancia, con tutti commossi, sorridenti e grintosi per l'armonia ritrovata e il rinnovamento del modo di fare cucina anche grazie alle trovate (quelle sì, davvero spettacolari) di Cannavacciuolo fra pentole, fornelli e ingredienti. Ma cosa accade dietro le quinte e dopo che lo chef se ne va e la puntata finisce? Una interessante ricognizione in questo senso è stata fatta dal sito Dissapore, che è andato a controllare quanti di quei locali in crisi sono ancora vivi dopo la "cura Cannavacciuolo". Ecco in sintesi i numeri. Le prime cinque stagioni di Cucine da incubo non sono andate benissimo come esito finale: nella prima stagione sei ristoranti aiutati dallo chef hanno comunque chiuso, due hanno cambiato gestione, nella seconda le chiusure a seguire sono state otto, cinque chiusure e sette nella quarta e quinta, con punta negativa del 72%. Le cose sono andate a migliorare nelle ultime sei stagioni, inclusa quella appena conclusa, in cui complessivamente solo 8 dei 38 ristoranti da incubo visitati da Cannavacciuolo ha chiuso. Il resto è vivo e vegeto, un segno più del 76% che mostra che la preesenza dello chef, la sua immagine, i consigli che dà e il lavoro estetico sugli ambienti, e televisivo, dello staff, sono un valore aggiunto. Ma chi paga per il rinnovo stupefacente dei locali che vediamo in ogni puntata?

Paga un po' la produzione ma soprattutto il ristoratore

Non sono molti i titolari di ristoranti ad aver parlato di come vengono ripartiti i costi di realizzazione di ogni puntata di Cucine da incubo. Lo ha fatto uno di loro che ha rifiutato di partecipare, intervistato tempo fa da L'Occhio di Salerno, e ha detto: "Tutto quanto viene fatto è a carico del ristoratore, cui viene offerto solo un compenso di poche migliaia di euro in attrezzi da cucina". Versione parzialmente corretta da Emilia Karas, che ha partecipato a Cucine da incubo ed è stata intervistata tempo fa da Vice: "Pagano loro la ristrutturazione ma è solo superficiale: danno una rinfrescata alle pareti, la arredano in maniera diversa ed è fatta, in un giorno hai un locale nuovo". E circa i clienti: sono reali oppure comparse che porta la tv? Secondo la Karas: "Hai una settimana per girare: il locale è invaso di persone che ti dicono cosa fare e cosa dire, selezionano delle comparse per strada per le cene che si vedono e alla fine danno una rinfrescata al locale“. Insomma, i costi di rinnovo del locale sono divisi fra produzione tv e ristoratori. E per quanto chef Cannavacciuolo sia un'eccellenza assoluta della cucina in Italia, e così gli allievi della sua cucina, nessuno fa miracoli. La tv aiuta ma poi sono i singoli ristoratori a prendersi la responsabilità delle loro scelte a seguire, e partecipano in maniera consistente a pagare la ristrutturazione dei loro locali. 

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