mercoledì 14 gennaio 2026

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Addio a Valeria Fedeli, una vita al servizio dei cittadini. L’ex ministra che ha difeso la scuola e le donne

Sindacalista prima ancora che politica, ha costruito il suo impegno partendo dai luoghi reali del lavoro, maturando una cultura concreta dei diritti e della rappresentanza che l’ha accompagnata per tutta la vita pubblica

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L'ex ministra dell'istruzione Valeria Fedeli
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Valeria Fedeli se n’è andata in silenzio, come spesso accade a chi ha sempre privilegiato il lavoro quotidiano ai riflettori. Sindacalista prima ancora che politica, ha costruito il suo impegno partendo dai luoghi reali del lavoro, maturando una cultura concreta dei diritti e della rappresentanza che l’ha accompagnata per tutta la vita pubblica. 

Aveva 75 anni 

Nata il 29 luglio 1949 a Treviglio (provincia di Bergamo), ha iniziato la sua vita lavorativa come insegnante negli anni Settanta e in seguito si è dedicata all’attività sindacale, salendo nei ranghi della CGIL, uno dei principali sindacati italiani, dove ha ricoperto per anni ruoli di vertice. È stata segretaria generale della Filtea-Cgil, la federazione che rappresenta i lavoratori del tessile, dell’abbigliamento e delle calzature. Era sposata con Achille Passoni, anch’egli ex sindacalista e politico del Pd.

Il sindacato come scuola di politica

Nella CGIL e alla guida della Filtea, Fedeli ha rappresentato migliaia di lavoratrici e lavoratori dei settori tessile, abbigliamento e calzature, mondi spesso marginalizzati ma centrali nell’economia reale del Paese. Il suo sindacalismo non è mai stato ideologico: era fatto di contrattazione, ascolto e presenza costante, con un’attenzione particolare alle condizioni delle donne.

Dal Senato al governo

L’ingresso nelle istituzioni non ha segnato una frattura, ma una continuità. Da senatrice del Partito Democratico e vicepresidente del Senato, Valeria Fedeli ha portato in Aula il metodo appreso nel sindacato: rigore, rispetto delle regole e capacità di mediazione. Nel 2016, con la nomina a ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel governo Gentiloni, ha assunto una delle deleghe più complesse e decisive per il futuro del Paese. 

La scuola come presidio democratico

Per Fedeli, la scuola non era un terreno di scontro ideologico, ma un pilastro della democrazia. Ha sempre sostenuto l’idea di un’istruzione pubblica inclusiva, capace di ridurre le disuguaglianze e di formare cittadini consapevoli. Anche nei momenti di maggiore conflittualità, ha cercato il dialogo, convinta che l’educazione fosse un investimento di lungo periodo, non una voce di bilancio.

Femminismo come responsabilità

Femminista dichiarata e tra le promotrici di “Se non ora, quando?”, Valeria Fedeli ha vissuto la battaglia per i diritti delle donne come un impegno strutturale, non come una bandiera occasionale. Ha lavorato perché la presenza femminile nelle istituzioni fosse sostanza e potere decisionale, non semplice rappresentanza simbolica.

Una politica del confronto, non degli slogan

Non era una leader da frasi ad effetto. Preferiva il confronto, anche duro, e credeva nella mediazione come strumento politico nobile, non come compromesso al ribasso. In un’epoca segnata da polarizzazioni e semplificazioni, la sua cifra politica appare oggi ancora più rara e preziosa.

L’eredità di una donna delle istituzioni

Con la scomparsa di Valeria Fedeli, l’Italia perde una donna delle istituzioni nel senso più pieno: capace di tenere insieme passione civile e disciplina, idee e responsabilità. Resta il segno di un impegno lungo una vita, portato avanti senza clamore ma con la forza tranquilla di chi sa perché sta lottando.

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