lunedì 10 agosto 2020

10/08/2020, ore 11.39, da https://www.greenme.it/mangiare/altri-alimenti/farro-proprieta-benefici/

Farro: proprietà, benefici e controindicazioni

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Il farro è considerato la più antica tipologia di frumento coltivato. Veniva utilizzato dall’uomo per la propria alimentazione già nel Neolitico, con particolare riferimento al farro piccolo, o farro monococco. La maggior parte del farro coltivato in Italia è rappresentata dal farro dicocco, o farro medio. Troviamo poi il farro grande, o farro spelta, che vede il proprio terreno più adatto in altri Paesi europei, come la Francia.

La coltivazione del farro è andata via via riducendosi nel corso dei secoli. È stata infatti soppiantata dal comune grano tenero e dal grano duro, che discendono rispettivamente dal farro grande e dal farro medio. Si tratta di un cereale da riscoprire, la cui produzione viene ora associata soprattutto all’agricoltura biologica e alla valorizzazione delle zone agricole marginali.

Proprietà

Introdurre il farro nella propria dieta può rappresentare un’interessante variante per quanto riguarda il consumo di cereali. Il farro presenta un maggior contenuto proteico rispetto ad altre tipologie di frumento. Si tratta di un cereale ricco di vitamine e di sali minerali, ma povero di grassi.

Il farro integrale, inoltre, presenta un contenuto di fibre più elevato rispetto al farro perlato. Le fibre aiutano a favorire il transito intestinale e a proteggere la salute dell’intestino, contribuendo all’eliminazione delle scorie. Questo cereale garantisce un apporto calorico piuttosto basso, pari a 340 chilocalorie per 100 grammi di prodotto.

Il consumo di farro contribuisce all’apporto di vitamine del gruppo B e di proteine attraverso l’alimentazione quotidiana. Per facilitare l’assunzione e l’assimilazione di proteine, si consiglia di accompagnare il farro, meglio se integrale, ai legumi. Tra gli elementi nutritivi essenziali per il corretto funzionamento del nostro organismo presenti nel farro troviamo tiamina, nacina e riboflavina. Tra i sali minerali maggiormente presenti nel farro, troviamo fosforo, potassio e magnesio. Per quanto riguarda le vitamine, l’attenzione è rivolta soprattutto a vitamina A, B2 e B3.

Benefici

Il farro è un alimento più digeribile rispetto al grano duro e al grano tenero. Chi soffre di stitichezza può trarre beneficio dalle proprietà lassative di questo antico cereale. Il farro può essere utile per proteggere l’apparato digerente da malattie come le gastriti e da disturbi come il ristagno della bile nell’intestino.

Il consumo di farro viene talvolta consigliato nelle diete dimagranti. Si tratta infatti di un alimento saziante, che può aiutare a limitare le quantità di cibo e di calorie introdotte durante i pasti. Il suo contenuto di fibre insolubili favorisce la pulizia dell’intestino e la depurazione dell’organismo.

Ulteriori benefici del farro riguardano la riduzione del rischio di aterosclerosi. Inoltre, il contenuto di niacina di questo cereale contribuirebbe ad abbassare i livelli di colesterolo LDL e il rischio cardiovascolare. Il consumo di farro è considerato utile per ridurre il rischio di diabete di tipo 2. Il suo elevato contenuto di fibre e di elementi nutritivi benefici contribuisce alla prevenzione di insulino-resistenza, ischemie e obesità.

Controindicazioni

Il farro, proprio come il comune grano tenero, contiene glutine. Non è dunque adatto a chi soffre di celiachia o di intolleranza a questo elemento e deve dunque seguire una dieta senza glutine. Chi è allergico alle proteine del grano, potrebbe invece tollerare le proteine contenute nel farro, che risultano di più facile digeribilità.

Si tratta comunque di un aspetto da valutare con attenzione a seconda delle problematiche di salute individuali. Inoltre, dato che il farro presenta proprietà lassative, il suo consumo è sconsigliato in caso di coliti croniche. L’elevato contenuto di fibre del farro, con particolare riferimento alla sua versione integrale, potrebbe rendere questo alimento controindicato in soggetti con particolari problemi intestinali o digestivi. In proposito è sempre bene consultare il proprio medico.

Marta Albè

 

Di solito metto la lecitina di soia nello yogurtone, stavolta un cucchiaione di farro!  Forse sarà il caso di fare gli esami del sangue per vedere il risultatto di tutti questi cereali o prodotti presi la mattina!

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10/08/2020, ore 10.55, pomeriggio, a meno che mi dovesse nel frattempo chiamare l'impiegato di banca, visto che non ha risposto stamane ma gli ho lasciato messaggio, Sotto Il Monte, a casa di Papa Giovanni XXIII! https://it.wikipedia.org/wiki/Sotto_il_Monte_Giovanni_XXIII

Sotto il Monte Giovanni XXIII

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Sotto il Monte Giovanni XXIII
comune
Sotto il Monte Giovanni XXIII – Stemma Sotto il Monte Giovanni XXIII – Bandiera
Sotto il Monte Giovanni XXIII – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
SindacoDenni Chiappa (lista civica) dal 27-5-2019
Territorio
Coordinate45°42′26″N 9°29′57″ECoordinate: 45°42′26″N 9°29′57″E (Mappa)
Altitudine305 m s.l.m.
Superficie5,02 km²
Abitanti4 519[2] (30-11-2019)
Densità900,2 ab./km²
Frazioninessuna[1]; vedi elenco contrade
Comuni confinantiAmbivere, Carvico, Mapello, Pontida, Terno d'Isola
Altre informazioni
Cod. postale24039
Prefisso035
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT016203
Cod. catastaleI869
TargaBG
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitantiSottomontesi
Patronosan Giovanni Battista
Giorno festivo24 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Sotto il Monte Giovanni XXIII
Sotto il Monte Giovanni XXIII
Sotto il Monte Giovanni XXIII – Mappa
Posizione del comune di Sotto il Monte Giovanni XXIII nella provincia di Bergamo
Sito istituzionale

Sotto il Monte Giovanni XXIII [ˈsotːo ilˈmonte ʤoˈvanːi ventitɾeˈɛːzimo][3] (Sóta ’l Mut [ˈsota lˈmut] in dialetto bergamasco[4][5], Sotto il Monte fino al 1963) è un comune italiano di 4 519 abitanti[2] della provincia di Bergamo in Lombardia.

Situato all'estremità settentrionale dell'isola bergamasca e delimitato dalle propaggini del Monte Canto, dista circa 18 chilometri a ovest dal capoluogo orobico.

Storia

Dalle origini medioevali all'Età Moderna

Abbazia rettoria di Sant'Egidio in Fontanella

I primi insediamenti sul territorio comunale ebbero origine in località Bercio, e dovrebbero risalire al IX secolo quando l'intera provincia di Bergamo era assoggettata al dominio dei Franchi, i quali crearono l'istituzione del Sacro Romano Impero e con essa il feudalesimo.

Questi territori, posti in una posizione soleggiata sui declivi del monte Canto, vennero infeudati al vescovo di Bergamo, il quale a sua volta li diede in gestione ai monaci benedettini che vi si stanziarono in località Fontanella.

Fondata da Alberto da Prezzate, l'abbazia rettoria di Sant'Egidio in Fontanella caratterizzò profondamente la vita del borgo, a partire dagli edifici come la torre di San Giovanni, posta sulla sommità del monte. Conseguentemente il borgo che si sviluppò ai piedi di esso venne quindi identificato come Sotto il monte dei frati, poi ridotto in Sotto il Monte.

Durante il periodo medievale non si verificarono episodi di particolare rilievo, nemmeno i famigerati scontri tra le fazioni guelfe e ghibelline che imperversavano nel resto della provincia e nei comuni limitrofi. A tal riguardo si pensi che la torre di San Giovanni non venne mai utilizzata per fini difensivi o bellici, tanto da essere trasformata in torre campanaria già nel XIV secolo.

L'Età contemporanea

L'elemento che caratterizzò quei secoli fu la povertà degli abitanti, dediti a vivere con quello che il lavoro nei campi era in grado di fornire, riuscendo a malapena a soddisfare i requisiti minimi di sussistenza. A tal riguardo è chiara una testimonianza di quel tempo:

«Qui non vi sono trafichi né mercantie, le persone sono povere lavoradori da terre et bracenti, quali non raccogliono a pena grani per il loro vivere; et questi non hanno alcun privileggio ma sottoposti a tutte le gravezze et a datii...»

È chiaro che le dominazioni che si susseguirono poco interessarono gli abitanti del borgo, che mantennero la struttura del nucleo abitativa quasi immutata fino al XX secolo.

Ed è proprio dopo la metà di quel secolo che per il paese di Sotto il Monte le cose cambiarono radicalmente: in primo luogo cominciò a svilupparsi un fenomeno di industrializzazione che cambiò il modo di vivere degli abitanti, che poco a poco abbandonarono l'agricoltura, ma soprattutto vi fu un sacerdote cattolico originario del borgo, Angelo Giuseppe Roncalli, nato in contrada Brusicco il 25 novembre 1881, che assurse agli onori delle cronache di tutto il mondo quando, diventato negli anni arcivescovo e cardinale, il 28 ottobre 1958 venne elevato al soglio pontificio con il nome di Papa Giovanni XXIII.

Da quel momento Sotto il Monte si legò indissolubilmente al nome del suo illustre cittadino, il quale, dal canto suo, ricordò sempre con orgoglio le sue umili origini:

«…vedete, bambini miei, queste pianure così ricche, sono i figli di San Benedetto venuti qui per primi dall'altro versante della montagna, che hanno insegnato ai nostri antenati, mille anni fa, a vangarle, zapparle, e renderle feconde»

(Papa Giovanni XXIII)

Dopo la morte del pontefice, avvenuta il 3 giugno 1963, il paese, in suo onore, assunse l'attuale denominazione ufficiale di Sotto il Monte Giovanni XXIII[6].

Simboli

Il comune ha come simboli lo stemma e il gonfalone concesso con Decreto del Presidente della Repubblica il 20 gennaio 1961:

Blasonatura stemma:

«Di rosso, alla fascia d'argento con la torre attraversante del secondo, merlata di tre alla guelfa, aperta, finestrata di due e murata di nero, accostata negli angoli superiori del capo, a destra, da un fiordaliso e, a sinistra, da un monte di tre cime all'italiana; il tutto d'argento. Ornamenti esterni da Comune.»

(D.P.R. 20 gennaio 1961)

Blasonatura gonfalone:

«Drappo troncato di bianco e rosso, riccamente ornato di ricami d'argento e caricato dello stemma sopra descritto con l'iscrizione centrata in argento: Comune di Sotto il Monte. Le parti di metallo ed i cordoni saranno argentati. L'astra verticale sarà ricoperta di velluto dai colori del drappo, alternati, con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri ricolorati dai colori nazionali frangiati d'argento.»

(D.P.R. 20 gennaio 1961)

Con D.P.R. 7 gennaio 2010 al comune è stato concesso il titolo di città.

Geografia antropica

Contrade

Ecco l'elenco completo delle contrade: Baita, Baradello, Bedesco, Bercio, Boarolo, Botta, Brusicco, Cà Caprino, Cà Maitino, Caneve, Casoracchio, Catolari, Centralino, Corna, Fontanella, Gerole, Grumello, Monasterolo, Portici, Pratolongo, Villaggio Larco, Zandona[1].

Monumenti e luoghi d'interesse

La Parrocchiale di San Giovanni Battista
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Papa Giovanni XXIII .

Gran parte dei luoghi d'interesse riguardano i luoghi in cui nacque e visse Papa Giovanni XXIII, meta di pellegrinaggi e di devozione popolare.

Architetture religiose

Chiesa di Santa Maria

La chiesa di Santa Maria, in cui il piccolo Angelo Roncalli ricevette il battesimo e qualche anno più tardi vi celebrò la sua prima messa. Risalente al XV secolo, conserva dipinti e affreschi di buon pregio.

Chiesa di San Giovanni Battista

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Giovanni Battista (Sotto il Monte Giovanni XXIII).

La chiesa di San Giovanni Battista, risalente all'inizio del XX secolo. All'interno si possono ammirare numerosi affreschi settecenteschi originariamente collocati nella vecchia parrocchiale e altri di Bartolomeo Nazari e Francesco Capella, nonché un'imponente statua processionale della Madonna.

Cappella di Maria Regina della pace

La cappella di Maria Regina della pace, consacrata nel 1976. Questa presenta un altare proveniente dall'Antica basilica di San Pietro in Vaticano, e un intarsio policromo raffigurante Papa Giovanni XXIII, incantevole opera dell'artista tranese Andrea Gusmai.

Abbazia rettoria di Sant'Egidio in Fontanella

L'abbazia di Sant'Egidio, edificata in località Fontanella nel corso del X secolo in stile romanico, è uno degli edifici medievali meglio conservati di tutta la provincia. All'interno si possono trovare affreschi e dipinti di ottima fattura risalenti tra il XII e il XV secolo.

Architetture civili

Ca' Maitino

Ca' Maitino, raro esempio di villa signorile nel paese. Risalente al XV secolo e appartenuta all'antica famiglia dei Roncalli, venne posseduta dagli Scotti. Nel 1925 Mons. Angelo Giuseppe Roncalli prese in affitto alcune camere da adibire a casa di vacanza. Dopo l'elezione a pontefice i marchesi Scotti donarono a Giovanni XXIII le stanze da lui occupate. Ora è un museo dedicato al pontefice visitato tuttora da molti pellegrini.

Cascina Colombera

La cascina Colombera, dove visse il pontefice a partire dall'età di 12 anni, è ora gestita da un gruppo missionario.questa struttura è chiamata P.I.M.E. Cioè pontificio istituto missioni estere.

Cascina Palazzo

La cascina Palazzo, è il luogo di nascita di Angelo Roncalli e in cui visse fino ai 12 anni.

Architetture miste

Torre campanaria di San Giovanni

È inoltre presente la torre di San Giovanni, posta sul colle che domina il paese e risalente al IX secolo. Originariamente costruita come baluardo d'avvistamento sulla pianura, venne utilizzato anche come torre campanaria.

Clima

Sotto il Monte Giovanni XXIII[7] Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 5,27,913,117,521,325,227,926,723,317,010,66,26,417,326,617,016,8
T. min. mediaC) −1,70,03,27,011,014,516,916,213,68,73,5−0,2−0,67,115,98,67,7
Precipitazioni (mm) 595666921041038510199110104691842622893131 048

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti[8]

Amministrazione

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
26 maggio 2019 in carica Denni Chiappa lista civica Sindaco

Gemellaggi

Note


  1. Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2019.
  2. ^ DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana, su dipionline.it. URL consultato il 17 marzo 2013.
  3. ^ Carmelo Francia, Emanuele Gambarini (a cura di), Dizionario italiano-bergamasco, Torre Boldone, Grafital, 2001, ISBN 88-87353-12-3 (archiviato dall'url originale il 18 dicembre 2012).
  4. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 633.
  5. ^ DPR n. 1996 dell'8 novembre 1963
  6. ^ https://it.climate-data.org/location/110473/
  7. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ Sotto il Monte Giovanni XXIII: Inaugurazione nuovo centro polifunzionale e cerimonia gemellaggio con Marktl am inn, IsolaNews, 3 maggio 2009. URL consultato il 5 novembre 2009.

Voci correlate

Altri progetti

Collegamenti esterni

10/08/2020, ore 10.53, da https://it.wikipedia.org/wiki/San_Lorenzo

San Lorenzo

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi San Lorenzo (disambigua).

«Beátus Lauréntius, dum in cratícula superpósitus urerétur, ad impiíssimum tyránnum dixit: Assátum est iam, versa et mandúca; nam facultátes Ecclésiæ, quas requíris, in cæléstes thesáuros manus páuperum deportavérunt.»

(San Lorenzo, Breviarium Romanum, Vespri, Antifona al Magnificat, 10 agosto)
San Lorenzo
Spinello Aretino 001.jpg
San Lorenzo, dipinto di Spinello Aretino, sec. XIV
 

Diacono e martire

 
NascitaOsca, Hispania
225
MorteRoma, Italia
10 agosto 258
Venerato daTutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Santuario principalebasilica di San Lorenzo fuori le Mura di Roma
Ricorrenza10 agosto
AttributiGraticola, palma, dalmatica
Patrono didiaconi, cuochi, librai, bibliotecari, pasticcieri, vermicellai, pompieri, rosticcieri e lavoratori del vetro.

Patrono dello Sri Lanka, di Grosseto, Norimberga, Rotterdam, Tivoli, Rapino, Torre Orsaia e molti altri luoghi (vedi sezione dedicata). Compatrono di Roma, Prato e Perugia.

Lorenzo (in latino: Laurentius; Huesca, 225Roma, 10 agosto 258) è stato uno dei sette diaconi di Roma, dove venne martirizzato nel 258 durante la persecuzione voluta dall'imperatore romano Valeriano nel 257. La Chiesa cattolica lo venera come santo.

Agiografia

Le notizie sulla vita di san Lorenzo, che pure in passato ha goduto di una devozione popolare notevole, sono scarse. Si sa che era originario della Spagna e più precisamente di Osca, in Aragona, alle falde dei Pirenei.

Ancora giovane, fu inviato a Saragozza per completare gli studi umanistici e teologici; fu qui che conobbe il futuro papa Sisto II. Questi insegnava in quello che era, all'epoca, uno dei più noti centri di studi della città e, tra quei maestri, il futuro papa era uno dei più conosciuti ed apprezzati. Tra maestro e allievo iniziarono quindi un'amicizia e una stima reciproche. In seguito entrambi, seguendo un flusso migratorio allora molto vivace, lasciarono la Spagna per trasferirsi a Roma.

Quando il 30 agosto 257 Sisto fu eletto vescovo di Roma, affidò a Lorenzo il compito di arcidiacono, cioè di responsabile delle attività caritative nella diocesi di Roma, di cui beneficiavano 1500 persone fra poveri e vedove.

Martirio

Il Martirio di San Lorenzo di Cesare Giuliani

Al principio dell'agosto 258 l'imperatore Valeriano aveva emanato un editto, secondo il quale tutti i vescovi, i presbiteri e i diaconi dovevano essere messi a morte:

«Episcopi et presbyteri et diacones incontinenti animadvertantur»

(Tascio Cecilio Cipriano, Epistola lxxx, 1)

L'editto fu eseguito immediatamente a Roma, al tempo in cui Daciano era prefetto dell'Urbe. Sorpreso mentre celebrava l'eucaristia nelle catacombe di Pretestato, papa Sisto II fu ucciso il 6 agosto insieme a quattro dei suoi diaconi, tra i quali Innocenzo; quattro giorni dopo, il 10 agosto, fu la volta di Lorenzo, che aveva 33 anni. Non si è certi se egli fu bruciato con graticola messa sul fuoco.

Culto

L'urna che contiene la graticola di san Lorenzo, chiesa di San Lorenzo in Lucina, Roma

A partire dal IV secolo Lorenzo è stato uno dei martiri più venerati nella Chiesa di Roma. Costantino I fu il primo ad edificare un piccolo oratorio nel luogo del suo martirio. Tale costruzione fu ampliata e abbellita da Pelagio II (579-590).

Sisto III (432-440) costruì una grande basilica con tre navate, con l'abside appoggiata all'antica chiesa, sulla sommità della collina dove Lorenzo fu seppellito. Nel XIII secolo Onorio III unificò i due edifici, che costituiscono la basilica che esiste tutt'oggi.

Papa Damaso (366-384) scrisse un panegirico di Lorenzo in versi, che fu inciso nel marmo e posto sulla sua tomba. Il contemporaneo poeta Prudenzio scrisse pure lui, in toni più poetici, un inno a san Lorenzo.[1]

Le vicende più note del martirio di Lorenzo sono descritte, con ricchezza di particolari, nella Passio Polychromì, di cui abbiamo tre redazioni (V-VII secolo); che in questo racconto siano contenuti elementi leggendari è un dato di fatto, anche se talune notizie qui presentate sono note anche da testimonianze precedenti, come quella di Ambrogio nel De Officiis Ministrorum.[2]

Bernardo Strozzi, San Lorenzo distribuisce le ricchezze della Chiesa
San Lorenzo trascinato sulla graticola, nell'interpretazione di Pietro da Cortona.
Martirio di san Lorenzo, olio su tela di Tiziano Vecellio, 1548-1549, Venezia, Chiesa dei Gesuiti.

La prima menzione del 10 agosto come data del martirio risale alla Depositio martyrum, uno scritto dell'anno 354.

Per il martirio di Lorenzo abbiamo la testimonianza particolarmente eloquente di Ambrogio nel De Officiis Ministrorum,[3] ripresa, in seguito, da Prudenzio e da Agostino d'Ippona, poi ancora da Massimo di Torino, Pier Crisologo, papa Leone I, e infine da alcune formule liturgiche contenute nei Sacramentali romani, nel Missale Gothicum e nell'Ormionale Visigotico.[4]

Ambrogio si dilunga, dapprima, sull'incontro e sul dialogo fra Lorenzo e il Papa, poi allude alla distribuzione dei beni della Chiesa ai poveri, infine menziona la graticola, strumento del supplizio, rimarcando la frase con cui l'arcidiacono della Chiesa di Roma, rivolgendosi ai suoi aguzzini dice: Assum est... versa et manduca, "È cotto... girami e mangia".[5]. Forse fu per via di questo passo che si diffuse nel Medioevo la credenza secondo cui il corpo del martire fu fatto a pezzi e dato in pasto alla plebe pagana vittima di una carestia.

Il testo ambrosiano del De Officiis[6] così si esprime:

«205. San Lorenzo,... vedendo il suo vescovo Sisto condotto al martirio, cominciò a piangere non perché quello era condotto a morire, ma perché egli doveva sopravvivergli. Comincia dunque a dirgli a gran voce: "Dove vai, padre, senza il tuo figlio? Dove ti affretti, o santo vescovo, senza il tuo diacono? Non offrivi mai il sacrificio senza ministro. Che ti è spiaciuto dunque in me, o padre? Forse mi hai trovato indegno? Verifica almeno se hai scelto un ministro idoneo. Non vuoi che versi il sangue insieme con te colui al quale hai affidato il sangue dei Signore, colui che hai fatto partecipe della celebrazione dei sacri misteri? Sta' attento che, mentre viene lodata la tua fortezza, il tuo discernimento non vacilli. Il disprezzo per il discepolo è danno per il maestro. È necessario ricordare che gli uomini grandi e famosi vincono con le prove vittoriose dei loro discepoli più che con le proprie? Infine Abramo offrì suo figlio, Pietro mandò innanzi Stefano. Anche tu, o padre, mostra in tuo figlio la tua virtù; offri chi hai educato, per giungere al premio eterno in gloriosa compagnia, sicuro del tuo giudizio".»

«206. Allora Sisto gli rispose: "Non ti lascio, non ti abbandono, o figlio; ma ti sono riservate prove più difficili. A noi, perché vecchi, è stato assegnato il percorso d'una gara più facile; a te, perché giovane, è destinato un più glorioso trionfo sul tiranno. Presto verrai, cessa di piangere: fra tre giorni mi seguirai. Tra un vescovo e un levita è conveniente ci sia questo intervallo. Non sarebbe stato degno di te vincere sotto la guida del maestro, come se cercassi un aiuto. Perché chiedi di condividere il mio martirio? Te ne lascio l'intera eredità. Perché esigi la mia presenza? I discepoli ancor deboli precedano il maestro, quelli già forti, che non hanno più bisogno d'insegnamenti, lo seguano per vincere senza di lui. Così anche Elia lasciò Eliseo. Ti affido la successione della mia virtù".»

«207. C'era fra loro una gara, veramente degna d'essere combattuta da un vescovo e da un diacono: chi per primo dovesse soffrire per Cristo. (Dicono che nelle rappresentazioni tragiche gli spettatori scoppiassero in grandi applausi, quando Pilade diceva dì essere Oreste e Oreste, com'era di fatto, affermava d'essere Oreste, quello per essere ucciso al posto di Oreste, Oreste per impedire che Pilade fosse ucciso al suo posto. Ma essi non avrebbero dovuto vivere, perché entrambi erano rei di parricidio: l'uno perché l'aveva commesso, l'altro perché era stato suo complice). Nel nostro caso nessun desiderio spingeva san Lorenzo se non quello d'immolarsi per il Signore. E anch'egli, tre giorni dopo, mentre, beffato il tiranno, veniva bruciato su una graticola: "Questa parte è cotta, disse, volta e mangia". Così con la sua forza d'animo vinceva l'ardore del fuoco»

(Sant'Ambrogio, De Officiis Ministrorum, Libri Tres, Milano, Biblioteca Ambrosiana, Città Nuova Editrice, Roma, 1977, pp. 148-151.)

La tradizione dice anche in maniera più precisa che a Lorenzo fu promessa salva la vita se avesse consegnato i tesori della Chiesa entro tre giorni. Il 10 agosto, quindi, Lorenzo si presentò alla testa di un corteo di suoi assistiti dicendo:

«Ecco questi sono i nostri tesori: sono tesori eterni, non vengono mai meno, anzi crescono.»

Racconti più particolareggiati del martirio di Lorenzo furono composti anche all'inizio del VI secolo. In essi furono collegati tra loro in maniera romantica e totalmente leggendaria vari martiri della via Tiburtina e delle due catacombe di santa Ciriaca e di sant'Ippolito. I dettagli dati in questi atti del martirio di san Lorenzo e della sua attività prima della morte non possono essere considerati credibili. Si racconta secondo la tradizione che un soldato romano che assistette al supplizio – mediante graticola posta su carboni ardenti – raccolse con uno straccio gocce di sangue e grasso mentre il martire spirava, portandole al paese di Amaseno (FR) dove la reliquia è tuttora custodita e ogni 10 di agosto avviene il miracolo della liquefazione del Sangue di S. Lorenzo (molto simile al sangue di San Gennaro).

Aspetti critici

Il racconto di Ambrogio non è compatibile con le informazioni che si hanno sulla persecuzione di Valeriano. Soprattutto il particolare della graticola dà adito a seri dubbi. Le narrazioni di Ambrogio e Prudenzio si baserebbero più su tradizioni orali che su documenti scritti. È possibile che dopo il 258 siano sorte leggende su questo diacono romano molto venerato, e che i due autori si siano basati su di esse.

Ciononostante, non vi sono dubbi sull'esistenza del santo, sul fatto e sul luogo del suo martirio e sulla data della sua sepoltura.[7] A Ravenna, nel mausoleo di Galla Placidia, San Lorenzo è già raffigurato nei mosaici, mentre avanza con la croce in spalla e la graticola ardente di fronte.[senza fonte]

Il prefazio della mensa XII del Sacramentario leoniano lo presenta come civis romano.

Paolo Toschi annota che tutti questi nuovi studi

«Non tolgono a priori la possibilità che in Roma esistesse una vera e propria tradizione, esposta con evidenti abbellimenti retorici da sant'Ambrogio, circa la tragica cattura e la fine di san Lorenzo proprio per mezzo del fuoco, supplizio che si sa inflitto, sempre sotto Valeriano, a san Fruttuoso e ai diaconi Eulogio e Augurio a Tarragona. D'altronde il verbo animadvertere adoperato nel decreto di persecuzione nella redazione ciprianea può riferirsi anche ad altre forme di esecuzioni capitali oltre alla decollazione.[8]»

Nei libri liturgici

Il Messale Romano, facendosi eco della tradizione della Chiesa, presenta la figura di Lorenzo con queste parole:

«Lorenzo, famoso diacono della chiesa di Roma, confermò col martirio sotto Valeriano (258) il suo servizio di carità, quattro giorni dopo la decapitazione di papa Sisto II. Secondo una tradizione già divulgata nel IV secolo, sostenne intrepido un atroce martirio sulla graticola, dopo aver distribuito i beni della comunità ai poveri da lui qualificati come veri tesori della Chiesa.»

Il nome di Lorenzo è menzionato anche nel Canone Romano.

Oggi

La celebrazione liturgica di san Lorenzo ricorre il 10 agosto e il suo emblema è la graticola.

È considerato patrono di bibliotecari, cuochi, librai, pasticcieri, vermicellai, pompieri, rosticcieri e lavoratori del vetro. È inoltre il patrono della città di Grosseto e della città di Tivoli, della città di Sant'Agata li Battiati in provincia di Catania, della città di Aidone in provincia di Enna dove si venera anche una sua reliquia e uno dei tre patroni della città di Perugia, della città di Alba ,nonché compatrono di Viterbo. Il Duomo di Genova è intitolato a San Lorenzo, benché egli non sia annoverato tra i quattro santi patroni della città (San Giorgio, San Giovanni Battista, San Bernardo e San Siro).

Un'altra reliquia si trova nel paese di Amaseno, l'ampolla del sangue di S. Lorenzo martire che ogni 10 agosto si liquefà[9].

Patronati

San Lorenzo è il patrono di molti comuni e frazioni italiane:

Abruzzo

Basilicata

Calabria

Campania

Emilia-Romagna

Friuli-Venezia Giulia

Lazio

Liguria

Lombardia

Marche

Molise

Piemonte

Puglia

San Marino

Sardegna

Sicilia

Toscana

Trentino-Alto Adige

Umbria

Valle d'Aosta

Veneto

Poggiana di Riese Pio X (provincia di Treviso, TV)

In Svizzera è il titolare della cattedrale di San Lorenzo (Lugano).

Principali chiese dedicate a san Lorenzo

San Lorenzo, particolare del Polittico di Massa Fermana, dipinto da Carlo Crivelli

A san Lorenzo sono dedicate la cattedrale di San Lorenzo a Genova e quelle di Perugia, di Trapani, di Grosseto, di Tivoli, di Viterbo e di Lugano.

Notevoli la rinascimentale chiesa di San Lorenzo a Firenze, quella gotica a Napoli e il Duomo di San Lorenzo a Mestre.

A Milano, la basilica a pianta circolare del IV secolo è un grandioso monumento sacro d'epoca tardoantica dedicata al martire dalla corte imperiale d'Occidente (Onorio e Galla Placidia).

A Torino la Real Chiesa di San Lorenzo, costruita da Guarino Guarini nel 1680, è una delle più spettacolari Chiese del Barocco italiano. Al suo interno, oltre alla pala d'altare raffigurante il Santo, troviamo degli affreschi visibili solo durante gli equinozi, grazie ad un fascio di luce che li illumina.

A Roma gli sono state dedicate le seguenti chiese:

A Padula sorge la grandiosa Certosa di San Lorenzo, patrimonio Unesco dell'umanità.

In Sardegna gli sono dedicate numerosissime chiese. A Sanluri gli è dedicata una chiesa tardo-romanica. Si onora con una grande processione con gruppi folkloristici da tutta la Sardegna e da alcune nazioni europee. Si festeggia anche nell'omonima frazione di Osilo, a Banari e Villanovafranca.

In Spagna, nei pressi di Madrid, gli è stata dedicata la basilica di San Lorenzo dell'Escorial, una delle maggiori opere dell'architettura spagnola.

La chiesa di San Lorenzo in Norimberga, Germania, è il principale luogo di culto evangelico luterano della città e sede del preside della Chiesa evangelica luterana di Baviera.

Iconografia

A Ravenna, nel mausoleo di Galla Placidia, San Lorenzo è raffigurato nei mosaici, mentre avanza con la croce in spalla e la graticola ardente di fronte.[senza fonte]

Notte di San Lorenzo

La notte di san Lorenzo (10 agosto) è tradizionalmente associata al passaggio dello sciame meteorico delle Perseidi, fenomeno popolarmente ed erroneamente chiamato stelle cadenti[10] ma anche poeticamente lacrime di San Lorenzo, considerato evocativo dei carboni ardenti su cui il santo fu martirizzato. In effetti, in quei giorni, l'atmosfera terrestre è attraversata da un numero di piccole meteore molto più alto del normale. Il fenomeno risulta particolarmente visibile alle nostre latitudini in quanto il cielo estivo è spesso sereno.

Celebre la poesia di Giovanni Pascoli, che interpreta lo sciame meteorico come lacrime celesti, intitolata appunto, dal giorno dedicato al santo, X agosto:

«San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla...»

Note

  1. ^ Peristephanon, Inno II.
  2. ^ PL XVL 89-92
  3. ^ 1 41,205-207
  4. ^ Bibliotheca Sanctorum, Città Nuova Editrice, vol. ..., col. 1538-1539).
  5. ^ Bibfiotheca Sanctorum, vol. ..., col.1538-1539.
  6. ^ Cap. 41, nn.205-206-207: molti autori lo ritengono "commovente nella sua intensità e forza espressiva".
  7. ^ Catholic Encyclopedia, voce St. Lawrence.
  8. ^ In Bibliotheca Sanctorum, Città Nuova Editrice, vol. ..., col. 1539.
  9. ^ amasenoonline.com
  10. ^ Di per sé, essendo meteoriti, non sono stelle. Inoltre, le stelle non cadono.

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