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Borse oggi in diretta | Il Ftse Mib chiude in netto ribasso (-1,9%). Lo spread si allarga a 91 punti base

e Elena Dal Maso
7 min
20 marzo 2026, 08:20 Ultimo aggiornamento: 18:12

I prezzi del petrolio continuano a salire, spaventando i mercati. Il rendimento del Btp decennale si impenna al 3,97%. Mentre sui tassi Bce il governatore della Bundesbank Nagel si posiziona in assetto da falco  | Il video

I punti chiave
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  • I mercati globali, incluso il Ftse Mib (-1,9%), hanno registrato ribassi diffusi a causa di timori geopolitici ed inflazione
  • Il prezzo del petrolio in aumento e le tensioni in Medio Oriente hanno scatenato le vendite
  • La Bce considera un aumento dei tassi per contrastare l'inflazione, mentre la bilancia commerciale italiana è in surplus
Contenuto generato dall’AI: può contenere errori

Il Ftse Mib chiude a 42.859 punti, in calo dell’1,9%, al termine di un’altra seduta di ribassi diffusi sui mercati globali. Anche le altre borse europee chiudono la settimana con netti cali: Parigi cede l’1,8%, Francoforte il 2,2%, Londra l’1,8%. A Wall Street il Nasdaq perde l’1,2%, il Dow Jones lo 0,5% e l’S&P 500 lo 0,8% dopo circa due ore di scambi. 

A Piazza Affari pesa il secondo tonfo consecutivo di Inwit, che lascia sul terreno il 7,5% dopo aver perso oltre il 15% nella seduta del 19 marzo, penalizzata dall'annuncio di una joint venture tra Tim e Fastweb+Vodafone nel campo delle torre tlc. In ribasso anche Leonardo (-4,1%) e Unicredit (-3,8%). Bene invece Amplifon (+4,2%), Mps (+1,4%) e Tenaris (+1,3%). Lo spread sale a 91 punti base con il rendimento del Btp decennale che si impenna al 3,97%.

Ore 16:00 – Il Ftse Mib accentua le perdite (-1,7%). Peggiora anche Wall Street

Il Ftse Mib perde terreno e a poco più di un’ora dalla chiusura cede l’1,7% e perde i 43 mila punti. Pesano i ribassi di Inwit (-7%), Unicredit (-3,6%) e Leonardo (-3%). In controtendenza Amplifon (+3,1%), Mps (+1,4%) e Mediobanca (+1,2%). Lo spread tra Btp e Bund sale a 91 punti, con il rendimento del decennale italiano in aumento di 15 punti base al 3,93%.

Anche Wall Street accelera al ribasso: il Dow Jones cede lo 0,6%, l’S&P 500 lo 0,9% e il Nasdaq l’1,4%. A far scattare le vendite sui listini sono stati ancora i prezzi del petrolio (il Brent è salito fino a 111 dollari al barile, il Wti a 97 dollari), insieme al timore di un’ulteriore escalation in Medio Oriente. Secondo il Wall Street Journal gli Usa stanno infatti inviando tre navi da guerra e migliaia di marines nella regione.

I mercati temono inoltre un ritorno dell’inflazione, come effetto dell’impennata dei prezzi dell’energia. Anche se gli esperti restano cauti. «L'attuale conflitto con l'Iran non ha nulla a che vedere con la portata della turbolenza registrata durante la pandemia del Covid-19, né con la crisi finanziaria globale del 2008», commenta Debbie Cunningham, cio for global liquidity markets di Federated Hermes. Di conseguenza, «non vi è alcuna giustificazione per un taglio dei tassi di centinaia di punti base» da parte delle banche centrali. 

Intanto, il dollaro continua a beneficiare dei flussi verso i beni rifugio. «Con gli Stati Uniti più protetti dallo shock dei prezzi energetici, questa tendenza potrebbe proseguire nel breve termine», osserva Mark Dowding, fixed income cio di Rbc BlueBay Am. 

Ore 15:00 – Ftse Mib volatile. Selloff sui T-bond Usa

Verso le ore 15 il Ftse Mib resta volatile e viaggia attorno alla parità a 43.700 punti con Mps e Mediobanca (+3,3%), Buzzi (+2,65%), A2a (+1,7%). In forte calo Inwit (-7%), Nexi (-1,6%), Unicredit e Brunello Cucinelli (-1%). Il Brent viaggia attorno a 108 dollari il barile.

Il rendimento del Treasury statunitense a 10 anni è aumentato di 8 punti base, arrivando al 4,33% venerdì, toccando il livello più alto da agosto 2025, mentre gli investitori continuano a valutare l’impatto della guerra in Iran sull’inflazione e si preparano a un tono più restrittivo (hawkish) da parte della Federal Reserve. I listini azionari statunitensi trattano in calo in apertura. Nel dettaglio, il Dow Jones scende dello 0,09%, l'S&P 500 dello 0,45% e il Nasdaq Composite dello 0,75%.

Ore 11:00 – Il Ftse Mib volatile col Brent di nuovo a 110 dollari: male Inwit, salgono Mps e Banco Bpm

Alle ore 11:00 il Ftse Mib perde slancio e oscilla attorno alla parità col Brent di nuovo in ripresa a 110 dollari e il gas europeo in aumento a 62 euro il megawatt all’ora. Bene Mps (+2,8%), Buzzi (+2,13%) e Banco Bpm (+1,5%). In forte calo Inwit (-9%), giù Brunello Cucinelli (-2%), Leonardo ed Eni (-1,5%).

La bilancia commerciale italiana torna in surplus

L’Italia ha registrato un surplus commerciale di 1,09 miliardi di euro a gennaio 2026, in netto miglioramento rispetto al deficit di 0,29 miliardi dello stesso mese dell’anno precedente, grazie a un calo delle importazioni più marcato. Il dato, tuttavia, è risultato inferiore alle attese del mercato, che prevedevano un surplus di 5,6 miliardi di euro.

Le importazioni sono diminuite del 7,4% su base annua, attestandosi a 45,41 miliardi di euro a causa della riduzione degli acquisti di prodotti manifatturieri (-4,4%) e di metalli di base (-4,9%). Le importazioni dai Paesi extra Ue (-13,9%) sono calate molto più rapidamente rispetto a quelle provenienti dall’Unione europea (-2,0%).

Le esportazioni sono scese del 4,6%, a 46,50 miliardi di euro, penalizzate dal calo delle vendite di beni manifatturieri (-4,6%) e di macchinari e attrezzature (-7,3%). Tra i principali partner commerciali, le esportazioni verso Francia (-7,5%), Stati Uniti (-6,7%), Germania (-4,8%) e Regno Unito (-12,3%) sono diminuite, mentre sono aumentate verso Svizzera (+15,5%), Cina (+14,6%) e Austria (+5,1%).

Ore 9:15 – Piazza Affari al rimbalzo con petrolio e gas in calo: bene Buzzi e Mps. Crolla Inwit (-10%)

Piazza Affari apre positiva, venerdì 20 marzo, grazie al calo dei prezzi del petrolio e del gas: il Ftse Mib sale dello 0,8% circa a 44.081 con Buzzi (+4%), Mediobanca (+2,6%), Moncler (+2,6%) e Mps (+2,6%). In flessione ancora Inwit (-10% dopo circa un’ora di contrattazioni), Eni (-1,3%), Leonardo e Diasorin in maniera frazionale.

Ore 8:20 - Europa attesa volatile, petrolio in calo: occhio a Unicredit, Inwit, Nexi. Bce, Nagel super falco

I mercati europei si preparano a un’apertura volatile venerdì 20 marzo, mentre i prezzi del petrolio scendono dopo le parole di Usa e Israele.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che Washington non sta valutando l’invio di truppe di terra contro l’Iran, mentre il segretario al Tesoro Scott Bessent ha indicato che le autorità stanno considerando la possibilità di revocare le sanzioni sul petrolio iraniano.  

Anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che Israele si asterrà da ulteriori attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane. Nel frattempo, Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Giappone e Canada hanno segnalato la loro disponibilità a sostenere gli sforzi per garantire un passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz.  Il Wti scambia a 94 dollari, il Brent a 108, il gas ha aperto in leggera debolezza a 60 euro il megawatt ora. 

Nel frattempo ha creato sconcerto il discorso di Trump, giovedì, a Washington, che ha parlato di Pearl Harbour davanti alla premier giapponese Sanae Takaichi.

Giovedì i mercati azionari europei sono scesi dopo che sia la Bce e la Bank of England hanno lasciato invariati i tassi di interesse, avvertendo però di crescenti rischi inflazionistici. Nel premarket, i futures sull’EuroStoxx 50 risultano poco mossi.

Bce, Nagel: valutare subito un aumento dei tassi

La Banca Centrale Europea potrebbe dover considerare un aumento dei tassi già ad aprile nel caso in cui le pressioni sui prezzi dovessero intensificarsi a causa della guerra con l’Iran. Lo ha detto Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo.

«Allo stato attuale, è plausibile che le prospettive di inflazione nel medio termine possano deteriorarsi e che le aspettative di inflazione aumentino in modo persistente, rendendo probabilmente necessaria una politica monetaria più restrittiva», ha dichiarato venerdì Nagel a Bloomberg.

Il presidente della Bundesbank ha aggiunto che «dati più affidabili su questo fronte dovrebbero essere disponibili già in occasione della prossima riunione del Consiglio direttivo della Bce tra sei settimane». Nagel ha inoltre richiamato l’ultimo forte aumento dei prezzi, alimentato dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, sottolineando che quell’esperienza «giocherà un ruolo importante in questo contesto», anche se oggi la Bce si trova in una posizione di partenza migliore».

A Piazza Affari occhio a...


Enel: un tribunale del Brasile ha concesso alla controllata del gruppo elettrico nello Stato di San Paolo una sospensione cautelare del provvedimento avviato dall'Autorità per l'energia elettrica (Aneel) relativo alla possibile risoluzione del contratto di distribuzione di energia.

Unicredit: l'agenzia di rating Moody's ha confermato il rating A3, con outlook stabile dopo l'offerta su Commerzbank, ribadendo che in caso di acquisizione dell'istituto tedesco il rating stand-alone potrebbe essere alzato dall'attuale baa2 a baa1.

Ferrari: la casa di Maranello e il marchio di Stellantis, Maserati, hanno annunciato la sospensione temporanea delle consegne in Medio Oriente a causa degli sviluppi del conflitto nella regione.

Inwit ha rivisto al ribasso la guidance 2026 e l'outlook di medio termine a causa della crescente conflittualità con i principali clienti Tim e Fastweb (controllata da Swisscom che ha incorporato Vodafone Italia), che hanno annunciato ieri un progetto di joint venture per realizzare nuove torri per la telefonia mobile.

Nexi: Alessandro Daffina, presidente di Rothschild & Co Italia, si prepara a entrare nel cda in rappresentanza di Hellman & Friedman (H&F) dopo l'uscita di Bain e Advent dal capitale della società e la conseguente dimissioni in arrivo dei consiglieri in quota ai due fondi, riferiscono due fonti a Reuters. In base ai patti parasociali di Nexi a H&F spetta l'indicazione del presidente.

Recordati: il Cda proporrà all'assemblea la distribuzione di un dividendo sul 2025 di 0,71 euro per azione, a saldo dell’acconto di 0,63 euro per azione già pagato.

Sanlorenzo: il socio di maggioranza Holding Happy Life, della famiglia Perotti, ha conferito in Ocean oltre la metà del capitale della società, portando Ocean al 55,7% del capitale e al 67,6% dei diritti di voto. L'operazione lascia Massimo Perotti come titolare ultimo del controllo, con HHL che detiene complessivamente il 61,1% del capitale e il 74,7% dei diritti di voto.

20/03/2026, ore 18.53, 



















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